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Qual è la lingua più difficile da imparare? Cosa dicono i dati FSI (e perché il portoghese non è nella lista)

30 ott 2026
Adam TuraevCEO & Co-founder
In breve

Il Foreign Service Institute colloca mandarino, cantonese, giapponese, coreano e arabo in cima alla lista delle lingue più ostiche: servono all'incirca 2.200 ore. Il portoghese appartiene invece al gruppo più agevole, con 600-750 ore. Per chi parla italiano il impegno cala ulteriormente: il lessico coincide per circa l'80%. Gli ostacoli veri? Vocali nasali e falsi amici, non certo la grammatica.

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In sintesi

La classifica FSI colloca mandarino, cantonese, arabo, giapponese e coreano tra le lingue più ostiche per un anglofono: all'incirca 2.200 ore di studio ciascuna.
Il portoghese cade nella fascia più agevole dell'FSI (Category I): 600-750 ore. Per chi parla italiano, il dato effettivo si abbassa ancora grazie a una somiglianza lessicale intorno all'80%.
Gli ostacoli autentici del portoghese per gli italiani non risiedono nella grammatica, bensì nelle 5 vocali nasali, nei 2 dittonghi nasali (ão, õe) e in un elenco di falsi amici (burro, salsa, cena, esquisito).
Portoghese europeo e brasiliano condividono la Category I: la decisione dipende dalla meta del viaggio, non dal grado di difficoltà.
Per un viaggio di 2-6 settimane sono sufficienti 20-40 ore di studio mirato, con priorità al parlato attivo piuttosto che ai quiz.

Lisbona, seconda serata a tavola. Chiedi del pane “con un po’ di burro, per favore”. La cameriera scoppia a ridere, senza capire. Un avventore portoghese al tavolo vicino ti guarda con dolcezza: in portoghese, “burro” vuol dire asino. Tu intendevi la “manteiga”. Nulla di drammatico, il pane arriva comunque, e ti porti a casa un aneddoto da raccontare. Ma proprio quel piccolo corto circuito spinge ogni mese milioni di persone a cercare su Google quale sia la lingua più ardua da apprendere.

La risposta sintetica, se preferisci un numero a un parere: stando al Foreign Service Institute (FSI), l’organismo che prepara i diplomatici del Dipartimento di Stato americano, le lingue più impegnative per chi parla inglese risultano mandarino, cantonese, giapponese, coreano e arabo, con circa 2.200 ore di studio per giungere alla competenza professionale. Il portoghese occupa il polo diametralmente opposto, nella Category I: attorno alle 600-750 ore. Partendo dall’italiano, i tempi effettivi si accorciano ulteriormente.

Questo articolo prende sul serio i numeri. Esaminiamo cosa afferma davvero l’FSI, cosa rivela la parentela lessicale fra le lingue romanze, e come tradurre tutto ciò in pratica quando il tuo aereo per Lisbona decolla tra sei settimane.

2.200 ore: il tetto della scala, secondo l’FSI

2.200 ore
Studio stimato dall'FSI per raggiungere il C1 in giapponese, mandarino, cantonese, arabo o coreano partendo dall'inglese.

Da decenni il Foreign Service Institute diffonde una ripartizione delle lingue basata sulle ore di studio occorrenti per conseguire il livello S-3/R-3 (più o meno un C1 europeo). Non si tratta di un verdetto estetico: sono ore di aula conteggiate una a una su migliaia di funzionari diplomatici.

Sulla cima della difficoltà, dentro la Category IV, compaiono cinque idiomi: mandarino, cantonese, arabo standard moderno, giapponese e coreano. Ciascuno domanda a un anglofono all’incirca 88 settimane, vale a dire le celebri 2.200 ore. Solo per il giapponese l’FSI appone l’asterisco di “ancora più arduo”, a causa dell’unione di tre sistemi di scrittura e dei registri di cortesia.

Perché proprio queste cinque? Tre ragioni, con peso più o meno equivalente:

  • un sistema di scrittura non alfabetico (caratteri cinesi oppure abjad arabo);
  • una grammatica che per quattro di esse non ricorda nulla di indoeuropeo, mentre il mandarino aggiunge i toni;
  • un lessico che offre quasi zero appigli a chi muove da una lingua europea.

Se ti chiedevi quale lingua risulti più ostica per un europeo adulto, la risposta più sensata è: il giapponese, con il mandarino alle spalle. Le abbiamo dedicato un articolo a parte, perché il giapponese è così difficile e come affrontarlo da zero, nel caso sia questa la curiosità che ti ha portato qui.

Scommettiamo però che non sia il tuo caso.

Il portoghese occupa l’estremo opposto della scala

600-750 ore
Studio FSI per raggiungere il C1 in portoghese partendo dall'inglese. Per un italiano, la cifra reale è ancora più bassa.

Sempre nella graduatoria FSI, le lingue geneticamente più prossime all’inglese per un madrelingua cadono nella Category I: afrikaans, danese, olandese, francese, italiano, norvegese, portoghese, rumeno, spagnolo e svedese. All’incirca 24-30 settimane di studio, per un totale di 600-750 ore.

Qui serve una precisazione essenziale. L’FSI calcola la distanza dall’inglese. Tu invece muovi dall’italiano. Per un italofono l’inglese stesso non è realmente “facile come sostengono gli americani per noi”, e il portoghese non sta “sul piano del francese”. Gli è più vicino. Di gran lunga più vicino.

Dizionario italiano-portoghese aperto, una tazzina di espresso e un quadernetto con appunti su una scrivania in legno baciata dal sole del mattino
Italiano e portoghese condividono circa l'80% del lessico: il tuo dizionario mentale è già mezzo pieno.

Portoghese e italiano percorrono una vicenda latina pressoché parallela, con l’arabo (nel portoghese) e il germanico (in entrambi, marginalmente) a depositare qualche traccia. Esito: tre quarti delle regole grammaticali ti sono già note. Verbi in -ar/-er/-ir che ricalcano i nostri -are/-ere/-ire. Articoli determinativi (o, a, os, as). Due generi. Un congiuntivo vitale e diffuso come in italiano. Pronomi clitici saldati al verbo. Perfino il futuro del tipo “cantarei / canterò” condivide la stessa radice.

~80% di parole condivise: leggere il portoghese costa quasi zero

~80%
Somiglianza lessicale fra italiano e portoghese stimata da Ethnologue. Buona parte del tuo vocabolario portoghese esiste già.

Ethnologue calcola per italiano e portoghese una somiglianza lessicale attorno all‘80%. Non è un’illusione ottica. Apri un quotidiano portoghese e afferri il significato di pressoché ogni paragrafo alla prima lettura. “A economia portuguesa cresceu 2% no último trimestre” praticamente si legge da sé.

Questo stravolge il tuo punto di partenza. Chi studia portoghese venendo dall’italiano non è affatto un principiante autentico. È un semi-principiante che dispone già di un vocabolario passivo enorme. La domanda non è “ce la farò?”. È “con quale rapidità converto il passivo in attivo?”.

Un italiano che studia portoghese non è un principiante vero. È un semi-principiante con un enorme vocabolario passivo già a disposizione.

Praktika

Il rovescio della medaglia (esiste sempre) è che la vicinanza ti tradisce appena apri bocca. Ti aspetti parole che suonino come italiano appena deformato, e invece risuonano radicalmente differenti. “Pão” non va letto “pao”. “Não” non va letto “nao”. E, come ha appurato la nostra cameriera, “burro” non è il burro.

Dove si annida la difficoltà vera: 5 vocali nasali e un ritmo che inghiotte le vocali

Due pastéis de nata su un piatto bianco appoggiato su piastrelle azulejo blu e bianche, accanto a una tazzina di espresso portoghese
Le vocali nasali del portoghese europeo rendono il suono molto diverso dallo spagnolo o dall'italiano.

Se esiste un elemento che lascia di stucco gli italiani, è il suono. Il portoghese europeo (quello che ascolterai a Lisbona) possiede un sistema fonologico che richiama il russo o il francese più che lo spagnolo.

Cifre utili da tenere a mente:

  • 5 vocali nasali: /ɐ̃/, /ẽ/, /ĩ/, /õ/, /ũ/. Si notano con la tilde (ã, õ) oppure seguite da m/n (bem, bom).
  • 2 dittonghi nasali ad altissima frequenza: ão (pão, não, mão) e õe (lições, põe).
  • Riduzione vocalica: nel portoghese europeo le vocali non accentate sfumano fino a diventare quasi impercettibili. “Telefone” risuona più tipo “tlfon” di quanto immagini.

Il portoghese brasiliano spalanca le vocali e articola con maggiore lentezza. Ecco perché parecchi italiani lo percepiscono “più agevole” al primo impatto. Non è più agevole: è soltanto più nitido inizialmente.

Nessuna di queste caratteristiche pretende 2.200 ore. Pretende però ore di ascolto autentico, non flashcard.

I falsi amici che divertono i camerieri

L’insidia numero uno del portoghese per gli italiani non sta nella grammatica. Sta nel vocabolario che sembra tuo senza esserlo. Ecco le trappole da mandare a memoria prima della partenza.

Parola portoghese Cosa sembra in italiano Cosa significa davvero
burro burro asino (il burro si dice “manteiga”)
polvo polvere polpo
salsa salsa prezzemolo (la salsa è “molho”)
esquisito squisito strano, bizzarro
pasta pasta (spaghetti) cartellina, oppure impasto dolce
cena cena scena (la cena è “jantar”)
escritório scrittoio ufficio
andar andare camminare, oppure piano di un edificio
acostumado accostumato abituato
estranhar estraneo sentire la mancanza

Osserva la riga “cena”. È quella che chiarisce perché il tuo invito “ceniamo stasera?” reso alla lettera può lasciare basito un portoghese: gli hai appena prospettato una scena di teatro.

La difficoltà del portoghese per un italiano non è nella grammatica. È in dieci parole che sembrano tue e non lo sono.

Praktika

Portoghese europeo o brasiliano? Il bivio che NON modifica la difficoltà

Su questo punto tanti si arenano ancora prima di iniziare. Risposta breve: opta per la variante del paese che visiterai, e impara l’altra per riconoscimento.

Portoghese europeo (PT-PT):

  • Vocali atone fortemente ridotte, parlato rapido, “mangiato”.
  • “Tu” informale, “você” raro, “o senhor / a senhora” per il registro formale.
  • Progressivo con “estar a” + infinito (“estou a comer”).

Portoghese brasiliano (PT-BR):

  • Vocali più spalancate, cadenza più lenta e melodica.
  • “Você” è il tu di riferimento, “tu” resiste in alcune zone.
  • Progressivo con gerundio (“estou comendo”), come in italiano.

Sotto il profilo FSI, entrambi rientrano nella Category I. Per il tuo orecchio, invece, il brasiliano è quello che catturi meglio al primo incontro, mentre l’europeo domanda più ore di ascolto per sintonizzarsi. Nessuno dei due risulta oggettivamente più ostile dell’altro.

Quaderno aperto con una tabella a due colonne, matita e foglietti colorati su una tovaglia di lino crema
La lista dei falsi amici è il primo foglio che un italiano dovrebbe scrivere prima di partire.

Quanto tempo serve davvero? Una strategia realistica per 2-6 settimane

Non 600 ore. Non 2.200. Per il viaggio concreto che farai, parliamo di decine di ore ben investite.

Settimana 1 e 2 (10-15 ore totali). Trecento parole fondamentali per ristoranti, trasporti, acquisti, emergenze. I numeri fino a 100. I verbi “ser / estar / ter / ir / querer / poder” al presente. In parallelo, 20 minuti quotidiani di podcast o canzoni per calibrarti sulle vocali nasali.

Settimana 3 e 4 (altre 10-15 ore). Scenari dialogici completi. Prenotare una guida al Mosteiro dos Jerónimos. Richiedere lo scontrino allo sportello. Descrivere un’allergia al cameriere. Qui la pratica orale vale più di qualunque elenco di vocaboli.

Settimana 5 e 6 (se le hai). Ascolto autentico. Un episodio di una serie portoghese senza sottotitoli, quindi con sottotitoli in portoghese, infine di nuovo a senza. Un’intervista a Cristiano Ronaldo in portoghese europeo se intendi esercitarti con un parlato rapido.

Un italiano che rispetta questa tabella di marcia atterra a Lisbona in grado di ordinare con disinvoltura, domandare indicazioni, far presente che qualcosa non quadra sul conto e reggere cinque minuti di conversazione al bancone. Non è il C1 dell’FSI. È il livello che ti occorre, non quello che l’FSI quantifica.

Se desideri il confronto diretto con l’approccio tradizionale, abbiamo pubblicato una guida completa sul miglior modo di imparare una lingua per un viaggio, con vantaggi e limiti rispetto al corso d’aula.

Dove le app sono utili (e dove restano corte)

Vista della Ribeira di Porto dall'altra sponda del Douro al tramonto, con le case colorate ammassate sul fianco della collina e il ponte Dom Luís I sulla destra
Scegli la variante del paese dove andrai: le due versioni del portoghese sono equivalenti per difficoltà FSI.

Parliamo senza peli sulla lingua. Le app flashcard (Duolingo e consimili) rendono ottimamente per i primi 200-300 vocaboli e per alimentare un’abitudine. Perdono efficacia appena la domanda muta in: “sai parlare?”. A quel punto contano una cosa soltanto: ore trascorse a spalancare la bocca davanti a un interlocutore che ti corregge sul momento.

È qui che Praktika entra in scena, ed è corretto dirlo. Praktika è un’app di apprendimento linguistico basata su tutor IA: intrattieni conversazioni parlate con tutor realistici, ricevi feedback immediati su pronuncia e grammatica, persegui un piano personalizzato. Costa all’incirca 8€ al mese contro i circa 400€ di un insegnante privato, ha 4,8 stelle su oltre 100.000 recensioni ed è adoperata da oltre 20 milioni di persone.

Quanto al portoghese, la funzione più preziosa è la pronuncia a livello di parola: tocchi “não” o “pão”, ascolti il suono isolato dentro la frase, ti registri, e visualizzi le sillabe deboli evidenziate a colori. È lì che gli italiani tipicamente s’inceppano, ed è lì che un’app di conversazione fa la differenza rispetto a un’app di quiz. Se vuoi provarla senza vincoli, puoi iniziare una conversazione gratuita in portoghese e scoprire a che punto sei oggi.

Se invece ti incuriosisce l’approccio data-driven dietro questi suggerimenti, nel nostro report sui numeri dell’apprendimento del russo illustriamo quante ore di parlato attivo occorrano realmente per scavalcare un livello.

La domanda autentica sotto “qual è la lingua più difficile da imparare”

Quando su Google scrivi qual è la lingua più difficile da imparare, raramente stai davvero valutando un’iscrizione a un corso di coreano. Nella maggior parte dei casi vai a caccia di un pretesto per cominciare, oppure per fermarti.

La vera lingua difficile è sempre quella che resta sul comodino senza che tu la pratichi.

Praktika

La difficoltà delle lingue esiste, l’FSI la quantifica con onestà, e il mandarino non si fa più semplice grazie alla tua motivazione. Ma per te, italofono, con un viaggio in Portogallo già prenotato a poche settimane di distanza, la lingua davvero ardua è quella che giace sul comodino senza pratica. Il portoghese non compare in quell’elenco. È una delle lingue al mondo più magnanime verso chi parla italiano, purché accetti di farti cogliere di sorpresa dai suoni nasali e di mandare a mente dieci falsi amici.

E adesso la palla passa a te: cosa vuoi riuscire a dire quando il cameriere del Bairro Alto ti domanderà “e para beber?”. Un italiano che addita il menù con un sorriso imbarazzato, oppure un italiano che replica “um vinho verde, por favor, bem fresco”? A fare la differenza non è il talento. Sono poche settimane e la disponibilità ad aprire la bocca.

Cimentati in una conversazione, oggi stesso, in portoghese, e vediamo da dove cominci.

Domande frequenti

Da sei settimane studio portoghese, ma quando un portoghese parla in fretta non afferro nulla. Dove sbaglio?
Non stai sbagliando: stai semplicemente urtando contro il muro più diffuso fra chi apprende il portoghese europeo. La riduzione vocalica cancella intere sillabe: "telefone" si trasforma in "tlfon". Il rimedio è l'ascolto mirato, non ulteriore grammatica. Punta a 20 minuti quotidiani di podcast portoghesi autentici (RTP, Expresso Daily) con la trascrizione aperta davanti. Nel giro di tre settimane il tuo orecchio si riallinea.
Quando leggo capisco, ma appena devo parlare mi gelo. È normale?
È il destino classico di chi proviene dall'italiano: hai accumulato un vocabolario passivo smisurato (riconosci "obrigado", "água", "chegada") però non l'hai mai attivato ad alta voce. La leva è una soltanto: ore di parlato con correzione immediata. Dieci minuti quotidiani di conversazione guidata valgono più di due ore di flashcard.
Le vocali nasali non mi riescono proprio. Devo mollare?
No, però devi modificare approccio. Smetti di provare a pronunciarle spingendo "più" col naso. Tentenna: pronuncia la vocale ordinaria (a, e, i, o, u) e poi, a labbra chiuse, lascia uscire l'aria dal naso in simultanea. Registrati, riascoltati, raffronta con un madrelingua. Due settimane da cinque minuti al giorno disinnescano il 90% del problema.
Mescolo portoghese e spagnolo. Mi ritrovo a parlare "portuñol" mio malgrado. Come rimedio?
Situazione frequentissima per chi ha una conoscenza di spagnolo. La separazione si costruisce con l'input, non con uno sforzo di volontà. Per un paio di settimane consuma soltanto contenuti portoghesi (musica, serie, podcast). Spagnolo bandito. Il cervello smette di andare in tilt appena possiede un modello sonoro netto da imitare.
Sono mesi che uso Duolingo, perché a Lisbona non riesco a ordinare un caffè?
Perché i quiz valutano il riconoscimento, non la produzione orale. Barrare la casella "caffè = café" non equivale a pronunciare ad alta voce "um café, por favor, não muito forte" davanti a un barista in attesa. Ti serve pratica orale con correzione istantanea, anche solo 10 minuti al giorno. Il nostro [case study su Lisbona](https://praktika.ai/blog/best-language-learning-apps-lisbon-case-study) riporta cifre concrete su questo scatto.
Ho perso l'abitudine, sono due settimane che non studio. Ho buttato via tutto?
Per niente. La letteratura sulla memoria a lungo termine indica che la parte preponderante delle 300 parole essenziali sopravvive per settimane pure senza ripasso. Quello che salta è l'automatismo del parlato, che si recupera in 3-4 sessioni. Un suggerimento pratico: riparti da uno scenario autentico (prenotare un ristorante), non dal capitolo "grammar" dove ti eri interrotto. L'app di Praktika consente pure di congelare lo streak quando salti una giornata, così una settimana storta non cancella un mese di abitudine.

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